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Concorso 2008

Atto mortis causa

I fratelli Tizio, Caio e Filano, cittadini italiani, sono comproprietari dei fondi Tuscolano, Appio e Laurentano, con sovrastanti fabbricati, per averli acquistati, in regime di separazione, in parti uguali ed indivise, con atti di compravendita nel 1999 il primo, nel 2000 il secondo e nel 2001 il terzo
Sono, inoltre, comproprietari dell'azienda - ricevuta dal padre per successione, apertasi nel 2005 e della quale fa parte il relativo opificio - già concessa in affitto a Sempronio, avente ad oggetto la produzione e la vendita di fuochi d'artificio.
Detti germani hanno ricevuto, dalla medesima successione, anche la quota dell'unico socio accomandatario di una società in accomandita semplice, avente ad oggetto attività agricola ed il cui contratto sociale permette la libera trasferibilità mortis causa.
Una piccola porzione del fondo Tuscolano e' stata occupata, senza autorizzazione, da una costruzione realizzata dal terzo confinante; su altra porzione e' stata posta, del pari senza alcuna autorizzazione dei legittimi proprietari, una casa-mobile privata delle ruote ed ancorata al suolo; noltre il fondo Laurentano e' stato percorso dal fuoco nel 2002; la società ha altri 2 soci accomandanti; Tizio si esprime esclusivamente in un dialetto non conosciuto dal Notaio.
I 3 comproprietari hanno presentato la dichiarazione di successione e vorrebbero che Caietto, unico figlio di Caio, divenga unico proprietario della quota mentre, non avendo deciso in ordine agli altri beni, chiedono al Notaio di procedere a sorteggio, in quanto hanno preventivamente individuato le masse da sorteggiare, costituite, la prima, dai fondi Tuscolano, Appio e Laurentano e, la seconda, dall'azienda.
Il candidato, assunto il nome di Romolo Romani, con studio in Roma, via Girolamo Induno 1, rediga l'atto più rispondente alla volontà manifestatagli, giustifichi la soluzione adottata, illustri gli istituti giuridici attinenti e specifichi quali documenti dovrà chiedere alle parti per la stipula, nonché quali controlli ed adempimenti dovrà curare, tenendo presente che nessun'altra formalità, oltre quella indicata, e' stata osservata dalle parti.

 

Atto mortis causa

Tizio, cittadino straniero che parla italiano, coniugato con Tizia, cittadina italiana, entrambi residenti in Italia, genitori di Tizietto e Tizietta, cittadini italiani, residenti all'estero, intende disporre per testamento pubblico del suo intero patrimonio, come segue:
- lasciare alla moglie Tizia il credito vantato dallo stesso Tizio nei confronti del proprio datore di lavoro per il pagamento del trattamento di fine rapporto e gli eventuali ulteriori crediti derivanti dal rapporto di lavoro.
- lasciare al figlio Tizietto la casa in Roma, ove vive con la moglie, acquistata in comproprietà con il di lui fratello Mevio;
- lasciare alla figlia Tizietta il palazzo nobiliare in Milano, nel quale dovrà essere consentito che continuino a tenersi le periodiche riunioni dell'associazione"Dimore Avite";
- lasciare alla fedele domestica Servia il quadro di Cascella di sua proprietà, sito nel palazzo di Milano, a tacitazione dei crediti lavorativi da questa vantati;
- lasciare all'amico Sempronio i gioeilli che si trovano nella cassaforte di famiglia;
- lasciare a Tizietto i titoli obbligazionari depositati presso la banca Alfa s.p.a., ove esistenti al momento dell'apertura della successione;
- lasciare all'amico Filano l'automobile d'epoca, a condizione che interrompa ogni frequentazione con Caio che l'ha gravemente offeso.
Tizio dichiara al notaio di volere regolare la sua successione secondo la legge italiana.
Il candidato assunte le vesti del notaio Romolo Romani, con studio in Roma, alla via G. Induno, n.1, nel presupposto che il testatore si adegui alle norme imperative di legge, riceva il testamento in forma pubblica.
Motivi, dapprima, le soluzioni adottate e illustri, quindi, gli argomenti teorici coinvolti nella soluzione del caso, tra cui il diritto di scelta della legge applicabile alla successione e il diritto di abitazione del coniuge superstite.

 

Atto inter vivos - Diritto Commerciale

Stante l'inerzia dell'organo amministrativo, il presidente del collegio sindacale della società Zeta s.p.a., con capitale sociale di euro 200.000,00, ha autonomamente convocato l'assemblea della predetta società per discutere e deliberare sul seguente ordine del giorno:
1. approvazione del progetto di fusione per incorporazione della Gamma s.p.a. e della Beta s.r.l. nella Zeta s.p.a.
2. modifiche statutarie aventi ad oggetto:
- trasferimento della sede sociale in altro comune
- modifica della denominazione sociale;
- possibilità di emetter, in ipotesi di aumento di capitale, categorie speciali di azioni dotate di particolari diritti amministrativi con automatica conversione in azioni ordinarie in caso di loro trasferimento a terzi da parte del sottoscrittore.
L'amministratore unico della società, Tizio, informa il notaio che è pendente un prestito obbligazionario convertibile non ancora scaduto; precisa, altresì, che i soci intendono rinunciare ai termini ex art. 2501 ter e 2501 septies c.c.
Precisa che il progetto di fusione è stato depositato, ma non ancora iscritto.
Chiede, pertanto, se queste ultime circostanze, sconosciute alla Gamma s.p.a. e alla Beta s.r.l., possano inficiare il procedimento di fusione.
Sono presenti tutti i soci; il solo Tizio, nudo proprietario della partecipazione azionaria di cui Caio ha l'usufrutto, non intende rinunciare ai termini suddetti.
Sono presenti anche tutti i sindaci.
Il candidato, assunte le vesti del notaio Romolo Romani di Roma, con studio in via Induno 1, rediga il verbale richiesto, tenuto conto che i soci manifestano la volontà di adeguarsi ad eventuali suggerimenti proposti dal Notaio e, dopo aver adeguatamente motivato le soluzioni adottate, tratti in parte teorica degli istituti relativi al caso proposto, soffermandosi sulle modifiche al progetto di fusione apportabili in sede di delibera.