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Concorso 1988

Atto inter vivos

Tizio, con atto ricevuto dal notaio Romolo Romani, con studio in Roma, via Arenula n. 10, ha acquistato con Caio, imprenditore, un appartamento in Roma, via Tuscolana, convenendo il pagamento di parte del prezzo, e precisamente di lire 100 milioni, con iscrizione di ipoteca per lire 150 milioni sullo stesso immobile a garanzia del prezzo residuo, nonché delle spese e accessori.
Mevio, avo paterno, venuto a conoscenza del fatto che il nipote non ha pagato la prima rata del prezzo, propone a Caio, all'insaputa di Tizio, l'assunzione del debito del nipote a fronte della desistenza dello stesso Caio dalle azioni a tutela del credito.
Raggiunto l'accordo e intendendo consacrarlo in atto pubblico, Mevio e Caio convengono dinanzi al detto notaio Romolo Romani.
Il candidato, nella veste del notaio, rediga l'atto idoneo al conseguimento degli scopi proposti dai convenuti, così come sopra enunciati e tratti degli istituti attinenti al caso proposto, nonché delle figure giuridiche ad essi affini.

Atto mortis causa

Tizio, proprietario di fondi rustici e di immobili urbani, intende istituire eredi nella quota di riserva i figli Caio, Sempronio e Filano, nonché la moglie Mevia e, per l'intera quota disponibile la sorella Catulla, coniugata e con due figli in tenera età.
In relazione a tali disposizioni Tizio intende stabilire particolari norme per la formazione delle porzioni ereditarie.
Egli intende, altresì:
sostituire Catulla a Mevia, qualora quest'ultima rinunzi all'eredità;
sostituire Caio a Filano nel caso di premorienza di quest'ultimo senza figli;
far sì che i beni attribuiti a Catulla non possano essere alienati, ipotecati, dati in pegno o vincolati se non con il consenso anche del coniuge della stessa Catulla e solo nei casi di necessità o utilità evidente della famiglia;
attribuire alla fedele domestica Perpetua la somma di lire 5milioni ovvero, qualora fosse di maggiore entità, il 50% del reddito che sarà ricavato nei due anni successivi alla sua morte dalla parte agricola di uno dei fondi compresi nel patrimonio e sempre che la detta perpetua lo abbia assistito fino alla morte.
Il candidato, assunto il ruolo del notaio Romolo Romani, con studio in Roma, via Arenula n. 10, nel presupposto che Tizio, ove d'uopo intende adeguare le proprie volontà ai suoi consigli ove eliminare cause di impugnabilità, riceva il testamento pubblico.
Nella parte teorica il candidato tratti gli istituti attinenti al caso proposto con particolare riferimento alle ipotesi della divisione disciplinata dal testatore evidenziandone le particolarità rispetto agli istituti affini.

Ricorso di volontaria giurisdizione

Tizia, coniugata con Caio e con il medesimo in regime di separazione dei beni, partecipa all'impresa familiare del marito fin dal 1980 per una quota del 30%; altra quota del 20% risulta intestata a Sempronio, figlio minore quindicenne di Tizia e di Caio.
Il titolare dell'impresa familiare con la moglie e il figlio, il quale interverrà al successivo atto legittimamente nelle forme di legge, convengono di convertire l'impresa familiare in una società a responsabilità limitata, le cui quote verranno ripartite come segue:
1. quanto al 50% a Caio, che si obbliga a far confluire, tra l'altro, nella stessa s.r.l., i diritti ai marchi di cui egli è titolare;
2. quanto al 30% a Tizia, la quale si obbliga, tra l'altro, a prestare garanzie personali anche illimitate nei confronti delle banche;
3. quanto al 20% a Sempronio, che farà confluire nella stessa il residuo capitale.
Gli interessati si rivolgono al notaio Romolo Romani di Roma, con studio in via Arenula n. 10, perché rediga il ricorso che autorizza il minore a partecipare a detta società.
Il candidato, nella parte teorica, esponga i principi che disciplinano l'impresa familiare nella sua natura giuridica, anche per gli effetti richiamabili nel caso di specie. 
Si soffermi, poi, sulla sorte delle garanzie personali prestate dai partecipi dell'impresa familiare e dai soci di s.r.l. nei confronti delle banche, a seguito delle vicende modificative ed estintive delle imprese in parola, precisando altresì le possibili conseguenze per i partecipi e per i soci in caso di fallimento dell'impresa familiare e della società di capitali.